Una competenza umana vecchia di 5.500 anni sta scomparendo: il dato sulla Generazione Z inquieta gli esperti
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Una competenza umana vecchia di 5.500 anni sta scomparendo: il dato sulla Generazione Z inquieta gli esperti

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- 27 Gennaio 2026

Un quaderno chiuso da mesi, la copertina consumata, giace in fondo a uno zaino: a scuola, in biblioteca, nessuno sembra più cercarlo. Ragazzi intorno a un tavolo, ognuno rapito dallo schermo sottile del proprio telefono, digitano veloci, rispondono con simboli e voci. Tra rapidi messaggi e notifiche che lampeggiano, si fa strada silenziosa la sensazione di qualcosa che manca, un movimento antico che non attira più l’attenzione eppure segnava i giorni di tutti, generazione dopo generazione.

Il gesto che si è fatto raro nei corridoi scolastici

Nel fruscio continuo di tasti e touchscreen, una scena insolita: studenti che entrano in classe senza una penna, senza fogli bianchi, con solo un caricabatterie e uno smartphone in mano. Gli insegnanti osservano le nuove abitudini, segnando una svolta quasi impercettibile ma profonda: la scrittura manuale si dissolve nella routine quotidiana.

C’è un dettaglio che incuriosisce. Passano i compiti, le verifiche, le pause pomeridiane. Sulle scrivanie nei centri studio, pochi quaderni restano aperti. La maggior parte si affida alla tastiera, anche solo per una nota, una scaletta veloce, un pensiero da fermare. Da qualche tempo, il modo di esprimersi cambia – e con esso le tracce che ciascuno lascia di sé.

Cosa perde davvero chi rinuncia alla carta

Scrivere a mano non è soltanto muovere la penna. Il gesto intreccia abilità e ricordi, scandisce il ritmo del pensiero, obbliga a fare ordine tra le idee. Gli esperti hanno osservato che, tra le generazioni più giovani, quasi il 40% incontra difficoltà reali nell’uso della scrittura manuale per comunicare in modo efficace.

Il foglio riempito parola dopo parola richiede attenzione, pazienza, la capacità di soffermarsi. Diverso è il tratto digitale: la tastiera favorisce la velocità, la correzione immediata, la frammentazione. Nella rapida pressione di tasti uguali, il pensiero si fa più breve, il discorso spesso resta in superficie.

Dalle parole scritte alle emozioni senza filtro

La comunicazione della Generazione Z tende a essere più istintiva. Più emotiva, spesso meno costruita. Messaggi vocali, emoticon, frasi spezzate vivono nel tempo della spontaneità, senza sempre sviluppare un argomento o seguire un pensiero più strutturato. Quando serve comporre un testo formale – un tema, una relazione, una lettera motivazionale – la transizione diventa complessa.

Tra messaggi vocali e social network, la pazienza di restare su un testo lungo sembra svanita. La memoria, l’attenzione, la stessa capacità di costruire un’argomentazione si modificano senza che nessuno, davvero, se ne accorga subito. La perdita della scrittura manuale diventa non solo una questione tecnica, ma un cambiamento nel modo di stare al mondo.

L’equilibrio fragile tra tecnologia e mente

Le scuole provano ad adattarsi. Talvolta si torna a proporre la stesura a penna anche nei gradi d’istruzione più elevati, oppure si suggerisce di alternare strumenti digitali e analogici. Ma la tendenza resta: senza occasioni specifiche, la pratica scivola nell’oblio. Eppure, chi mette ancora mano al quaderno racconta una concentrazione diversa, una lentezza benefica che aiuta a ragionare.

I docenti notano che la perdita della scrittura manuale si traduce in difficoltà pratiche: appunti confusi o incompleti, liste scritte in fretta e senza logica, documenti compilati con fatica.

Verso un futuro che chiede flessibilità

Tablet e computer offrono vantaggi. Consentono di comunicare in modo immediato ovunque, di sfruttare immagini e video come mai prima d’ora. Ma non sostituiscono tutto: la scrittura manuale resta uno strumento fondamentale quando la tecnologia si ferma, quando serve lasciare una traccia in un contesto formale, o semplicemente recuperare un ordine nella mente.

Il rischio, se nulla cambia, è quello di perdere una delle abilità base che hanno segnato i secoli. Non per nostalgia, ma per la necessità concreta di sapersi esprimere con più mezzi, di adattarsi a situazioni nuove senza restare bloccati da uno schermo.

Una trasformazione silenziosa, ma non inevitabile

La scena del quaderno chiuso, dimenticato in fondo a uno zaino, racconta più di una semplice abitudine. Indica il punto in cui il pensiero, la memoria e la comunicazione si stanno trasformando, forse per sempre. In un mondo sempre più digitale, la riscoperta della scrittura manuale potrebbe offrire un’ancora di profondità e flessibilità, utile a tutti, e non solo a chi ricorda i primi giorni di scuola con la grafite sulle dita.

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Appassionata di giornalismo, ho 41 anni e amo raccontare storie che ispirano e informano. Nel tempo libero, scrivo articoli su diverse tematiche, sempre con curiosità e voglia di scoprire nuovi punti di vista.