Quando l’aria inizia a farsi pungente, il pensiero corre subito al camino che arde e a quella sensazione di tepore familiare. Ma dietro l’apparente semplicità di una catasta di legna si celano errori comuni che possono complicare l’inverno. Scegliere il legno sbagliato, anche per abitudine, rischia di trasformare il comfort in disagio, con conseguenze sulla salute e sul portafogli.
La tentazione del legno “a portata di mano”
Ci sono serate in cui raccogliere qualche pezzo di pallet avanzato o utilizzare vecchi scarti di mobili sembra una soluzione pratica e veloce. Il gesto è familiare, quasi spontaneo. Ma ciò che si brucia finisce nell’aria di casa. I legni trattati, colorati o impregnati, spesso vengono scelti senza troppi pensieri, sottovalutando quanto siano in realtà inadatti ad alimentare una stufa o un camino.
Rischi nascosti nel fumo
Dietro alla fiamma viva generata da un legno sbagliato, si producono fumi densi, talvolta aspri all’olfatto, che sfuggono dalla camera di combustione. Questi vapori possono annunciare la presenza di sostanze chimiche e resine che intasano i condotti. Alcune particelle restano aggrappate alle pareti della canna fumaria, creando uno strato vischioso e aumentando la possibilità di ostacoli, ritorni di fumo e, nel peggiore dei casi, incendi.
Le false certezze sul legno da ardere
C’è la diffusa convinzione che “tutto fa brodo”, e tanto basta sia secco. Tuttavia, legni resinosi come abete e pino, specie se non ben stagionati, rilasciano elementi che compromettono il rendimento e la sicurezza dell’impianto. I legni di pallet o con tracce di vernici e colle, benché disponibili, sprigionano composti irritanti che mettono a dura prova occhi e vie respiratorie, oltre a essere potenzialmente dannosi nel lungo periodo.
La scelta consigliata dagli esperti
Nella pratica quotidiana, chi si affida al rovere, al faggio o al frassino per il riscaldamento nota una differenza evidente: meno fumo, combustione stabile e pulizia dei vetri e dei condotti. Queste essenze, considerate dure e compatte, sviluppano più calore e meno residui. Un passaggio essenziale resta però il soggiorno all’asciutto: almeno diciotto mesi di stagionatura in ambiente ventilato prima dell’uso.
Manutenzione e prevenzione
Affidare il controllo dell’impianto a professionisti prima dell’inverno non è solo una formalità. La regolarità nei controlli permette di individuare in tempo i primi segnali di ostruzione. Anche gli occhi inesperti possono intuirlo: vetri anneriti, odori insoliti e una fiamma che fatica a respirare sono segnali da non ignorare.
Uno sguardo oltre la fiamma
Scegliere con attenzione il legno per riscaldarsi vuol dire investire in sicurezza, efficienza e salute. I gesti di oggi, spesso sottovalutati, determinano come sarà vissuta la stagione più fredda. L’abitudine fa parte del quotidiano, ma un piccolo cambiamento nelle scelte può rendere il calore domestico più affidabile, stagione dopo stagione.